Le memorie pittoriche di San Francesco secondo suor Agnese Scagnone, Clarissa del monastero di Santa Lucia a Leonessa

Tra le Clarisse del monastero di Santa Lucia a a Leonessa nei primi decenni del XVII secolo si affermò la vocazione artistica di suor Agnese Scagnone, che si affermò dentro e fuori le mura del chiostro lavorando per una varia committenza, civile e religiosa, così da lasciare una traccia eloquente in tante chiese dell’altopiano narnatino.

Suor Agnese Scagnone morì in Santa Lucia, a cinquanta anni di età, nel 1629. Era entrata in monastero in età matura, dopo aver assolto ai suoi doveri filiali assistendo nella tarda vecchiaia il padre Telemaco, apprezzato notaio della comunità leonessana.

Nella quiete del chiostro la clarissa poté allestire un vero e proprio laboratorio in cui realizzò le proprie opere, coltivando il suo talento artistico nutrito dalla spiritualità del luogo.

Le sue opere sviluppano ordinatamente i temi convenzionali dell’arte sacra, dalle immagini dei Santi alle vicende salienti della passione, crocifissione e morte di Nostro Signore.

Benché l’arco cronologico della sua esistenza coincida con l’alba del barocco, la sua cultura figurativa resta fedele ad una concezione manierista, ancorata al dettato del Concilio di Trento, ma i tratti salienti della sua composizione equilibrata, della gamma cromatica calda e luminosa, dell’efficacia narrativa piana e gradevole che caratterizzano la sua pittura corrispondono senz’altro alle esigenze della committenza locale, sia laica, sia ecclesiastica.

Le tele eseguite per la comunità di Santa Lucia rappresentano la parte più consistente del suo regesto, ma anche in altre chiese di Leonessa e delle ville dell’altopiano sono presenti opere firmate o riconducibili alla maniera messa a punto dalla monaca artista che seppe meritare la stima e l’apprezzamento dei contemporanei.

La scarsezza delle fonti documentarie non consente di conoscere quale sia stata la formazione artistica ricevuta da Agnese Scagnone: non sappiamo neppure se questa avvenne in famiglia o già presso un educandato femminile.

Possiamo però senz’altro inserire la sua personalità nel novero di un milieu culturale affermatosi tra la seconda metà del Cinquecento e il primo quarto del Seicento nell’area periferica dell’Italia centrale attraversata dai confini tra il Patrimonio della Chiesa e il Regno di Napoli, luogo di scambio e di contaminazione tra le correnti artistiche maturate altrove.

Nel territorio appenninico attraversato dai confini tra il Patrimonio di San Pietro e il Regno napoletano intersecati dai confini interdiocesani, si erano affermate nel corso del XVI secolo le personalità di artisti di buona fama, tra cui si distinsero Cola dell’Amatrice, Dionisio Cappelli, Pasquale Rigo, correttamente scegliendo il soggetto del fondatore San Francesco.
A cura di Ileana Tozzi.

2026-10-03T11:16:54+00:003 Ottobre 2026|

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