La tela della Madonna, Sant’Anatolia e San Francesco nella chiesa dei Cappuccini a Colle di Tora, un tempo Collepiccolo

Il Lexicon Capuccinorum, edito a Roma nel 195,1 registra la fondazione del convento di Collepiccolo nella Provincia Romana della congregazione negli anni 1728-1729. La comunità fu attiva fino al 1870, quando fu chiusa «vi legis suppressionis Religiosorum».

A questa fase risale la realizzazione della pregevole tela dell’altare maggiore, raffigurante la Madonna in gloria con i Santi Anatolia e Francesco d’Assisi, datato e firmato in basso a destra Bertosi F. 1737.

Il pesarese Francesco Bertosi, documentato tra il 1691 e il 1740, fu allievo dell’accademico di San Luca Francesco Trevisani insieme con Andrea Casali, Girolamo Pesce, Filippo Palazzeschi.

Su commissione del cardinale Barberini, eseguì il bozzetto della stampa incisa da Geronimo Rossi dedicata al cappuccino Giuseppe da Leonessa subito dopo la beatificazione riconosciuta nel 1737.

Solo nove anni più tardi, nel 1746, ammessa la validità di due miracoli papa Benedetto XIV avrebbe elevato il cappuccino alla gloria degli altari.

La tela realizzata per la comunità dei Cappuccini di Collepiccolo è impostata convenzionalmente su due distinti registri, in alto assisa su un trono di nubi ovattate la Vergine Maria accompagnata da un corteggio d’angeli, illuminata dai raggi dorati che piovono dal cielo, in basso a destra San Francesco d’Assisi in ginocchio, lo sguardo rivolto estaticamente verso il cielo, le mani stigmatizzate aperte in atto di preghiera, il lungo cordiglio annodato a stringere il saio che evoca la foggia dell’abito cappuccino, a sinistra Sant’Anatolia nelle ricche vesti che si addicono ad una patrizia romana, il capo umilmente chino cinto da una corona d’argento, una collana votiva pendente sul petto, la palma del martirio stretta al petto, un giglio vicino alle ginocchia, il drago simbolo del male che si contorce in mille spire vinto dalla grazia divina, al centro un angioletto alato che squaderna tra le mani paffute il Libro sapienziale.

Nell’angolo estremo, in basso, lo scorcio di un paesaggio montano allude alla protezione assicurata dalla Vergine Maria grazie all’intercessione di Sant’Anatolia e di San Francesco ai devoti di Castelvecchio e Collepiccolo.

Dopo il forzato allontanamento dei Cappuccini, il santuario rimase abbandonato fino al 1931, quando fu acquisito dal Pontificio Collegio Greco di Sant’Atanasio.
A cura di Ileana Tozzi.

2026-10-02T09:33:58+00:002 Ottobre 2026|

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