Don Marco Tarquini, formatosi presso l’Istituto d’Arte reatino successivamente presso il Seminario Maggiore di Assisi poi presso il Pontificio Ateneo Lateranense, perfezionando nel frattempo le conoscenze artistiche e la padronanza delle tecniche pittoriche presso l’Accademia di Belle Arti di Terni e partecipando co n assiduità ai corsi di perfezionamento promossi dalla CEI in materia di produzione e conservazione dei beni culturali ecclesiastici, è stato ordinato sacerdote nella primavera del 2002 ed ha maturato la sua esperienza pastorale dalla parrocchia di San Biagio a Canetra fino alla basilica minore di Sant’Agostino a Rieti.
Il giovane sacerdote nel corso degli anni ha saputo crearsi una propria originale poetica padroneggiando le tecniche più convenzionali della produzione di icone, così come da secoli viene praticata all’interno della tradizione della Chiesa d’Oriente e d’Occidente affinché il Mistero cristiano possa essere divulgato attraverso la Parola e attraverso i segni che la rappresentano.
La maturità dell’espressione pittorica conseguita nel percorso artistico tracciato da don Marco Tarquini si manifesta nelle icone dedicate ai Santi, da Sant’Agostino d’Ippona a cui è intitolata la chiesa in cui esercita il suo sacerdozio ai più cari alla devozione popolare, come Santa Barbara patrona della città e della Diocesi, San Francesco d’Assisi che a Rieti e nella sua valle dimorò a lungo tra il 1209 e il 1225 o come Sant’Anatolia martire dei primi secoli dell’era cristiana, senza dimenticare i Santi della Chiesa d’Oriente, il cui messaggio universale merita di essere additato alla conoscenza ed alla coscienza di noi cristiani d’Occidente.
La tavola dedicata a San Francesco d’Assisi, realizzata a Poggio Bustone, trova il suo posto nel solco della tradizione iconografica che ha origine nella pittura parietale del Sacro Speco di Subiaco per fiorire nel corso dei secoli, promossa dall’Ordine dei Frati Minori che si dirama nelle varie famiglie capaci di mantenere unità spirituale nell’adesione alla Regola rinnovandosi secondo le molteplici istanze del carisma francescano.
Il volto di Francesco ha bei tratti regolari, gli occhi marroni dallo sguardo intenso, non ancora velato dal glaucoma, il naso lungo e diritto, la bocca carnosa, le labbra increspate in un lieve sorriso, il mento profilato da una sottile barbetta, il capo tonsurato circonfuso dalla luce dorata dell’aureola, il saio cangiante dal grigio al marrone, il Libro sapienziale stretto tra le braccia, quasi accarezzato dalla mano destra, ancora priva del segno delle stimmate.
È dunque un Francesco giovane, quello ritratto da don Marco Tarquini, così come poteva mostrarsi agli abitanti di Poggio Bustone che lo accolsero per primi e, litigiosi com’erano, furono esortati a pacificarsi al saluto Buongiorno buona gente!. A cura di Ileana Tozzi.
