La statua di San Francesco d’Assisi nell’ambulacro della cappella di Santa Barbara nella cattedrale di Rieti

Nel corso del Cinquecento, in cattedrale il canonico Amico Stabili aveva dotato la quarta cappella a cornu Evangelii intitolata alla Concezione.

Nel secondo quarto del Seicento, con il suo testamento don Antonio Petrollini stabilì di destinare i suoi beni al Capitolo della cattedrale.

Si trattava di una cospicua risorsa, utile per riallestire la  cappella intitolata alla patrona Santa Barbara, martire dei primi secoli decapitata in Sabina nel territorio tra Montorio e Scandriglia.

Per lungo tempo i Benedettini di Farfa avevano conservato il tesoro delle reliquie della martire ma, quando i Saraceni a lungo assediarono l’abbazia, nottetempo i monaci  si risolsero a fuggire consegnando al vescovo di Rieti il prezioso lascito di Santa Barbara.

La leggenda narra che le cavalcature si erano fermate sul sagrato della cattedrale, come segno della divina volontà: in breve tempo, osservati i canoni del diritto ecclesiastico e della liturgia, Santa Barbara sarebbe stata scelta come patrona della città e della diocesi di Rieti.

Quando dunque nel 1650 il Capitolo approvò l’allestimento della cappella fu costituita una commissione comunale di cui faceva parte il letterato Loreto Mattei per sovrintendere ai lavori e, dopo poche incertezze, il progetto fu affidato a Gian Lorenzo Bernini, che frequentava spesso a Rieti le nipoti  Clarisse del monastero di Santa Lucia.

La statua della martire fu scolpita da Giovanni Antonio Mari su bozzetto del Maestro.

Nel corso della prima metà del secolo successivo, lo scultore Lorenzo Ottoni realizzò per le nicchie del vestibolo le monumentali statue di San Prosdocimo evangelizzatore della città di Rieti, San Nicola di Bari, San Francesco d’Assisi e della beata Colomba e per il fastigio dell’altare maggiore l’ovato con l’altorilievo della Concezione, in memoria della primitiva intitolazione della cappella.

L’elegante, monumentale statua idealizzata dall’ Ottoni fu dedicata a San Francesco d’Assisi, che a lungo frequentò la casa/torre dell’episcopio quando

la curia papale con Onorio III si recava a Rieti all’estremo confine tra il Patrimonio di San Pietro e il Regno di Napoli.

In quegli anni, il protettore dell’esperienza spirituale di Francesco d’Assisi e dei suoi compagni era il cardinale Ugolino dei conti di Segni, il futuro papa Gregorio IX che lo avrebbe canonizzato il 16 luglio 1228.  A cura di Ileana Tozzi.

2026-09-29T09:51:56+00:0029 Settembre 2026|

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