Inaugurazione statua San Francesco

A dieci anni dal riassetto del sagrato settentrionale della cattedrale secondo le scelte urbanistiche del PLUS, Piano Locale Urbano di Sviluppo,  ed a cento anni dal progetto intrapreso dall’architetto e pittore Cristo Giordano Nicoletti secondo i voti del Venerabile vescovo Massimo Rinaldi il monumento a San Francesco ha ormai cambiato volto riducendo irreversibilmente l’alter Christus al centro dei santuari della Valle Santa, ridotti ai semplici massi presso cui secondo i progettisti ad est avrebbe dovuto sgorgare l’acqua, spesso sporcata di loro come una pozzanghera, mentre ad ovest si prolunga uno scivolo, molto gradito per i ragazzini se le madri non si preoccupano degli evidenti rischi.

Il povero Nicoletti, nato a Rieti nel 1890, già nel 1913 aveva partecipato alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione.

Incaricato dal vescovo Rinaldi a progettare il monumento, inaugurato il 25 novembre 1927, presto fu considerato come espressione fondante della devozione francescana, identità locale per i reatini non solo per il contributo dei poveri e dei ricchi, dei laici e dei religiosi ma soprattutto dall’ideale di santità espresso come testimonianza dell’umiltà di San Francesco, maturata e manifestata negli eremi della Valle Santa.

Per questo, lo scultore aveva voluto che il Santo dal volto intenso, dal corpo esangue, poggiasse i piedi nudi nella pietra sponga del monte Lacerone, mettendo in croce i più piccoli massi provenienti dai santuari della Custodia Reatina.

Cristo Giordano Nicoletti esprimeva i suoi sentimenti e la sua poetica artistica attraverso  un suo sonetto capace di intendere ed illustrare la sua sincera ispirazione: «O San Francesco sol di luce vera/ ch’illuminasti ogni creatura/ accogli questa povera preghiera/ Sii benigno ancor con la scultura/ mostrami il tuo sorriso tal qual era/ sì che ne splenda questa tua figura».

Nel Bollettino Francescano di Rieti per il VII Centenario di S. Francesco, il giornalista  e scrittore cattolico Filippo Crispolti, raffinato cultore d’arte sacra e fondatore della rivista Arte Cristiana, auspicava: «Se una statua sorgerà nella mia antica Rieti, seconda patria di San Francesco, raccomando allo scultore di segnarvi bene la data dell’erezione. Infatti, oltre ai pregi d’arte che il monumento merita di avere ed avrà, il pregio perpetuo sarà in quella data; nell’indicare la rinascita dei tempi in cui la stessa celebrazione civile dei Santi ritornò possibile, piacque nuovamente ad uomini di ogni parte, riparò vecchi torti ed auspicò, per la piccola e per la grande patria, le più eccelse armonie degli animi».

Il risultato della  sincera, ispirata ricerca del giovane artista Cristo Giordano Nicoletti, sostenuto dalla tenace e lucida volontà del vescovo Massimo Rinaldi, fu assai apprezzato dai contemporanei, come dimostrano gli elogi espressi, tra gli altri, da Giuseppe Gabrieli che ne trattò nel breve saggio Opuscoli e numismatica francescana pubblicato nel Bollettino Francescano di Rieti per il VII Centenario di S. Francesco (Anno II n° 4 p. 6) e da Angelo Sacchetti Sassetti che additò all’ammirazione del «forestiere» all’uscita della cattedrale «il bel S. Francesco (1927) in bronzo di Giordano Nicoletti, che sorge nell’attigua piazza Mariano Vittori».

Cristo Giordano Nicoletti annotò in un suo diario: «Questa statua di bronzo sta sulla sua base di roccia dove e come doveva stare; e mentre io sono assai lieto e quasi confuso delle lodi reiterate ed eccessive di tante persone colte e di gusto, mi compiaccio che le donne del popolo ci si inginocchino innanzi come fosse un altare: sorte assai rara per un monumento di piazza».

Lo stesso vescovo Rinaldi aveva voluto che per il basamento della statua, alla cui realizzazione contribuirono gli oboli raccolti da più parti fino a raggiungere la somma al tempo ragguardevole di £ 50.785, 50 (di cui £ 3.283,85 provenienti dalle parrocchie di Rieti, £ 11.124,15 dalla città di Rieti, £ 36.377,50 da fuori Rieti) fosse scelto un masso roccioso del monte Lacerone, capace di evocare in maniera essenziale e polisemia il legame intenso tra il Santo ed il creato in ogni sua espressione, la relazione profonda con la città e la valle in cui aveva a lungo soggiornato ed aveva sinceramente amato, con gli eremi da lui fondati nella Custodia Reatina.

Purtroppo l’ammodernamento della base del monumento a San Francesco d’Assisi non ha ritenuto di dover rispettare gli intenti dello scultore Nicoletti, del vescovo Rinaldi, dei tanti fedeli che per generazioni hanno apprezzato l’assetto originale della statua, tanto pregna di significato, banalizzandola secondo il carattere dei tempi moderni.
A cura di Ileana Tozzi.

Posizionamento masso di San Francesco

2026-10-01T09:27:26+00:001 Ottobre 2026|

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