La cattedrale di Santa Maria detta dell’Assunta, un cantiere aperto alla conclusione dell’ottavo centenario dalla consacrazione

Si concludono i festeggiamenti dell’ottavo centenario dalla consacrazione della cattedrale di Santa Maria semper Virginis , genitricis Dei et Domini nostri Jesu Christi, sinteticamente dedicata alla Madonna dell’Assunta, benedetta il 9 settembre 1225 da papa Onorio III aprendo in processione dalla casa/torre del vescovado il cammino dei cardinali di Albano, Ostia, Parestrina e Santa Sabina, insieme con alti prelati della Curia papale.

Il vescovo Rainerio portava a buon fine il lungo, assiduo lavoro intrapreso il 27 aprile 1109 dal suo predecessore Benincasa quando aveva stabilito di ricostruire ed ampliare la cattedrale paleocristiana già fondata sul perimetro di un antico tempio pagano.

L’impegnativo cantiere era stato completato intorno alla metà del secolo con la consacrazione della basilica inferiore, consacrata dal vescovo Dodone il primo settembre 1157 proseguendo nella costruzione della basilica superiore secondo i solidi e sobri caratteri romanici del tempo.

Al tempo della definitiva consacrazione, la cattedrale mancava del campanile e distava lunghi passi dalla torre del  vescovado, precariamente allestita dalle curia itinerante dei papi fin dal 1198.

Solo nel 1252 i maestri lombardi Pietro, Enrico ed Andrea costruirono l’alta torre campanaria, collegata alla cappella del battistero di San Giovanni in fonte ed alla cattedrale mediante il portico quattrocentesco solo al tempo del cardinale Capranica vescovo di Rieti dal 1450 fino al 1468.

Lo stesso imponente Palatium Domini Papæ fu ideato e realizzato dal maestro lombardo Andrea, orgogliosamente definito mente peritus … et arte citus nell’epigrafe dedicatoria nelle mura a settentrione del monumentale edificio.

Benché dunque la cattedrale non fosse ancora dotata di parecchi elementi architettonici ed artistici, al tempo della consacrazione non era neppure considerata come una scatola vuota: possiamo immaginare che fossero ancora completate la pavimentazione cosmatesca, l’ambone, il presbiterio, l’ampia abside semicircolare proseguendo costantemente nell’allestimento.

Nel corso dei secoli, le pareti laterali a meridione e settentrione cominciarono ad essere utilizzate come cappelle gentilizie e confraternali: già nel 1317, monsignor Giovanni I vescovo di Rieti dal 101 al 1337 aveva dettato le Costituzioni per chi desiderasse dotare una cappella in cattedrale  delegando il Capitolo l’assegnazione a privati e a confraternite gli spazi delle navate e del presbiterio demolendo gli angusti altari laterali d’appoggio ai pilastri intitolati al Corpus Christi, a Santa Barbara, alla Concezione, a San Martino, a Sant’Antonio di Padova, a San Giuseppe, a Santa Maria del Rosario, a San Rocco, alla Resurrezione del Signore, a Sant’Antonio Abate, ai Santi Angeli, ai Santi Filippo e Giacomo, a San Biagio, a San Cristoforo, a Sant’Andrea, a San Girolamo, a San Matteo e a San Giovanni Battista della navata maggiore per costruire le cappelle.

Da allora fino ad oggi, grazie agli intenti del Capitolo e dei donatari, negli intenti dei vescovi per consolidare l’edificio sacro dopo i guasti dei terremoti sotto la supervisione delle autorità civili ed ecclesiastiche, da otto secoli la cattedrale reatina continua ad essere corpo mistico, cantiere architettonico ed artistico di generazione in generazione.
A cura di Ileana Tozzi.

2026-09-07T09:04:39+00:007 Settembre 2026|

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