Chiesa San Domenico

Eretta a partire dal 1268, dal XIII al XVIII secolo, la chiesa annessa al convento dell’Ordine dei Predicatori si arricchì di pregevoli opere d’arte, disperse dopo la soppressione degli Ordini religiosi conseguente all’Unità d’Italia: recentemente è stata restituita al culto ed è oggetto di sistematici interventi di restauro conservativo.

L’ampia aula basilicale, su cui s’innesta il transetto orientato in direzione Est/Ovest, culminante a settentrione nell’abside, era un tempo caratterizzata da eleganti vetrate ormai perdute.

Alcune delle opere provenienti da San Domenico sono conservate presso il Museo Civico: tra queste, va segnalato il polittico realizzato dal senese Luca di Tomé nel 1370 per l’altare maggiore della chiesa, insieme con la Strage degli Innocenti di Liberato di Benedetto da Rieti (1441) e la Vesperbild in terracotta, opera d’arte di maestranze tedesco-abruzzesi di metà Quattrocento.

Alle pareti, sono ancora visibili pregevoli affreschi, quali la Madonna della Misericordia e la Sacra Conversazione attribuite a Domenico Papa (1475 circa). riscatto dell’umanità. Benedetto da Rieti (1441) e la Vesperbild in terracotta, opera d’arte di maestranze tedesco-abruzzesi di metà Quattrocento.

Dopo l’Unità d’Italia, il vasto complesso dell’Ordine dei predicatori fu destinato, in ottemperanza alle leggi eversive a funzioni di pubblico interesse e, specificamente, vi fu stabilita la sede del Regio Esercito: attualmente la Caserma intitolata al sabino Attilio Verdirosi, che ospita la Scuola N.B.C., s’impegna a valorizzare il notevole patrimonio di cultura e di spiritualità costituito dall’Oratorio di San Pietro martire (sec.XVI) e dal chiostro della beata Colomba (sec.XVII).

A partire dal lato orientale del chiostro, scorrono lungo lel unette le Storie della beata Colomba,realizzate tra il 1626 ed il 1634 dai più famosi pittori reatini e sabini del tempo, tra cui si segnalano Giulio Bianchi, Lattanzio Niccoli, Giovanni Altobelli, Vincenzo Manenti.

L’opera corale, voluta dal Priore del Convento di San Domenico padre Paolo Bosi fu dedicata alla beata Colomba da Rieti, monaca del Terz’Ordine della Penitenza di San Domenico, al tempo della sua canonizzazione, promossa dalle Diocesi di Rieti e di Perugia.

Il chiostro da accesso all’Oratorio della Confraternita di San Pietro Martire. Qui gli artisti veronesi Lorenzo e Bartolomeo Torresani, attivi a Rieti intorno alla metà del XVI secolo, realizzarono una vasta e pregevole decorazione che si snoda lungo tre pareti e sulla volta dell’oratorio, sviluppando il tema del Giudizio Universale. L’affresco si sviluppa su due piani paralleli, scanditi da una bianca e compatta coltre di nubi.

In basso, a destra sono raffigurate le anime dei dannati, accalcate dai demoni sulla barca di Caronte mentre a sinistra sono invece le anime destinate ad essere accolte nell’alto dei cieli.
Tra queste, spiccano il Priore ed i membri più autorevoli della Confraternita, raffigurati nella dignità delle loro vesti.

Al di sopra della bianca cortina di nuvole, Bartolomeo e Lorenzo Torresani dispongono una teoria di santi e di beati particolarmente cari alla devozione popolare: al centro è San Pietro martire, accanto al quale si identificano fra gli altri Santa Barbara e San Francesco, Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista.

All’interno della Chiesa di San Domenico è collocato l’organo Dom Bedos-Roubo, denominato “Pontificio” perché donato a Sua Santità Benedetto XVI.

L’organo Dom Bedos-Roub è uno strumento di impostazione classica alla francese, con cinque tastiere e pedaliera di 30 tasti, ha 57 registri e 4054 canne in stagno fine (Montre, Plein Jeux e Ance al 35%) e piombo, martellate e piallate a mano.

L’organo possiede una consolle conforme ai grandi organi storici della Francia e del Nord Europa. La pedaliera alla “francese”, concepita in funzione della musica del Settecento francese mal si presta per l’esecuzione di musica ottocentesca o di brani polifonici al pedale, per questo motivo, è stato dotato di una seconda pedaliera detta “alla tedesca”. Le due pedaliere sono intercambiabili a seconda del brano che si andrà ad eseguire.

La monumentale cassa (13,5 metri) è in noce della Valcamonica, finita a cera, e decorata con sculture lignee raffiguranti fiori e putti, realizzate dall’intagliatore Sergio Bellani. Alcune canne ad ancia sono poste orizzontalmente in mostra (En Chamade), tipica tradizione del sud della Francia e della Spagna.

         Interno chiesa                   
         
2022-11-08T12:29:47+00:0012 Aprile 2021|

Condividi sui tuoi social

Scrivi un commento

Torna in cima