Il 15 settembre 1308, il Re di Napoli Carlo II d’Angiò emanò un Rescritto attraverso il quale sanciva l’intento di costruire un insediamento sul colle di Radicara, in posizione dominante sul tracciato della via Salaria a difesa dei confini con il Patrimonio di San Pietro.
Benché Rieti avesse rappresentato una tappa cruciale nella scalata al potere per Carlo il ciotto, che proprio qui era stato incoronato Re di Napoli e di Gerusalemme da papa Niccolò IV nel maggio 1289, l’evento compiuto nella sede pontificia al confine fra il Patrimonio di San Pietro ed il Regno napoletano, la cui Diocesi si estendeva entro un territorio contermine, ebbe conseguenze a lungo termine estremamente negative per Rieti, la cui economia fu condizionata dall’infittirsi di una cintura di centri angioini – come Leonessa, Cittaducale, Cittareale, Borbona – a guardia delle vie di commercio. Più tardi, l’avvio della cattività avignonese avrebbe allontanato per sempre da Rieti i papi che al ritorno in Italia si sarebbero definitivamente stabiliti a Roma.
Dopo la morte del re, superate le difficoltà frapposte dai reatini e dagli abitanti delle zone limitrofe, finalmente nel 1309 si dette inizio alla costruzione di Cittaducale sul colle di Cerreto piano.
Si trattò di una città di fondazione, una «terra nova» costituita mediante l’applicazione del sistema del sinecismo, concepita secondo lo schema arnolfiano che ricalcava l’assetto della città romana e denotava il sistema federativo della fondazione: una solida cinta muraria intercalata da bastioni, un cardo e un decumano che s’intersecano nella piazza, i quattro quartieri assegnati secondo la provenienza alla popolazione civile, esortata a costruire all’interno di ogni quartiere la propria chiesa, intitolata ai Santi patroni delle loro terre d’origine.
I quartieri presero dunque il nome dalle loro chiese: il quartiere di Sant’Antimo, il quartiere di Santa Maria di Cesoni, il quartiere di Santa Croce, il quartiere di San Giovanni Battista.
Il progetto voluto dai sovrani angioini prevedeva che sulla piazza, dove fu costruita la fontana pubblica, si affacciassero il palazzo del Capitano del popolo, il Palazzo dei Priori, la chiesa parrocchiale intitolata a Santa Maria del Popolo.
A margine della piazza, sul finire del XIV secolo fu fondato il complesso conventuale degli Agostiniani.
Stando al Compendio Istorico di Città Ducale compilato da Sebastiano Marchesi alla fine del Cinquecento, la fondazione avvenne nel 1387 ad opera di un tale frate Giacomo dell’Ordine di Sant’Agostino «che in Civita tacevasi chiamare religioso di santa vita e di molta venerazione appo tutto il popolo».
In verità, la chiesa ed il convento degli Agostiniani erano documentati come destinatari di un lascito fin dal 1318, confermati nel 1348 quando quattro religiosi agostiniani appartenenti alla comunità civitese erano stati testimoni nel rogito di un atto «in claustro ecclesie Sancti Augustini».
È dunque plausibile che frate Giacomo si fosse impegnato nell’ampliamento e nel consolidamento degli edifici sacri «aiutato – secondo l’espressione del Marchesi – con infinite elemosine tanto pubbliche come private».
La basilica agostiniana, priva di facciata, conserva lungo il lato destro le sode pietre squadrate della costruzione primitiva.
Il bel portale laterale in pietra finemente scolpita risale al 1450.
La tradizione popolare vuole che fosse eretto in memoria di San Bernardino da Siena, che sostò a Cittaducale durante il viaggio alla volta dell’Aquila, dove morì il 20 maggio 1444.
Dall’ultimo quarto del XV secolo al primo del secolo successivo, alla guida della diocesi reatina si erano avvicendati due vescovi di casa Colonna, i cardinali Giovanni e Pompeo.
La politica di parte perseguita dagli esponenti dell’aristocratico casato romano determinò agli inizi del XVI secolo un nuovo fatto che intervenne a rompere la condizione di equilibrio che il secolo precedente aveva assicurato: con una Bolla datata 24 giugno 1502 il territorio di Cittaducale fu enucleato dalla Diocesi e la città di fondazione angioina fu eretta al rango di sede pontificia per volontà di papa Alessandro VI.
Il primo vescovo designato, Ulisse Orsini, rifiutò l’incarico a causa del modestissimo appannaggio; l’incarico fu allora affidato a Matteo Mongiani, vassallo di casa Orsini, che di fatto non mutò la sua residenza fin quando fu trasferito alla guida della Diocesi di Calvi.
Alla morte di Alessandro VI, il vescovo reatino cardinale Giovanni Colonna ottenne che la Diocesi civitese fosse soppressa e riaccorpata a Rieti ma già nel 1508 papa Giulio II riconfermò la costituzione della Diocesi di Cittaducale e vi inviò come vescovo monsignor Giacomo Alfarabi, un sacerdote reatino originario di Leonessa.
Questa era in spiritualibus la situazione di Cittaducale quando nel 1548 Lorenzo Torresani fu incaricato di dipingere la lunetta del portale della basilica di Sant’Agostino.
La data è leggibile nel fregio floreale che incornicia in basso le immagini della Madonna in maestà con i Santi Agostino d’Ippona e Francesco d’Assisi.
Il dipinto raffigura al centro, nella consueta cornice di nuvole bianche soffici ed ovattate, la Madonna in maestà, il Bambino Gesù in piedi sulle ginocchia della madre che accarezza con un gesto affettuoso, i Santi ben connotati dai loro emblemi parlanti, Sant’Agostino nelle sembianze di un vecchio vescovo canuto e benedicente, San Francesco con il crocifisso sul cuore, entrambi con il Libro sapienziale tra le mani.
Nel sottarco, si alternano testine alate di Serafini incluse in clipei e figure di Angeli con gli strumenti della Passione.
In alto, al centro, in un oculo è dipinta la Veronica, la vera immagine di Cristo impressa sul lino con il quale fu deterso il sudore durante l’ascesa al Calvario.
La lunetta della chiesa degli Agostiniani dovette rappresentare per i Civitesi un elemento connotativo della loro religiosità, se a distanza di due secoli, dopo i devastanti terremoti che nel 1703 lesionarono gravemente tanta parte del patrimonio architettonico ed artistico del territorio, vollero che la lunetta del portale della Cattedrale di Santa Maria del Popolo fosse decorata ad imitazione della più antica, raffigurando in forme convenzionali la Madonna con il Bambino Gesù affiancata da San Magno, patrono di Cittaducale, e Sant’Emidio vescovo di Ascoli Piceno, invocato come protettore durante le emergenze dei terremoti.
La bella immagine è attualmente piuttosto deteriorata: meriterebbe un intervento di consolidamento e restauro secondo i più attuali criteri scientifici sotto la guardia della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti.
A cura di Ileana Tozzi.
